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Manifestazioni

O presepe 'e Pulecenella

26-27-28 dicembre – “O presepe 'e Pulecenella” – presepe vivente organizzato dalla PRO LOCO di Gallo

Focaroni di San Nicola

La genesi dei focaroni, in onore di San Nicola di Bari, si perde nella notte dei tempi in quanto insuscettibile di precisa datazione, trattandosi di tradizione tramandatisi in via esclusivamente orale. Da rito pagano propiziatorio diretto all'allontanamento degli spiriti maligni ed alla salvaguardia dei raccolti., si trasforma in rito cristiano in onore di San Nicola di Bari. Narra la leggenda che San Nicola si trovasse a passare per Gallo viaggiando in groppa ad un asino, quando quest’ultimo si fermò e non volle più andare avanti. Proprio nelle prossimità del punto in cui l’asino si fermò fu costruita la Chiesa in onore di San Nicola che divenne il santo patrono di Gallo. Ecco perchè, ab immemorabili, la sera del 5 dicembre si accendano due focaroni a Gallo, entrambi in via Raffaele Napolitano, uno nei pressi della Chiesa di San Nicola, l’altro nei pressi dell’ex Scuola elementare. Proverbiale ed ancora percepibile, nei giorni precedenti l’evento, è la secolare “divisione” del paese tra “cuppis”(così denominati perchè residenti nella parte del paese compresa tra la Chiesa di San Nicola e la metà di via R. Napolitano) e “vascis” (così denominati perchè residenti nella parte del paese che va dalla restante metà di via R. Napolitano in giù) che si contendono, attraverso incette di legname e simpatici sfottò, il “focarone” più grande da offrire a San Nicola per il giorno della sua festa. Sul finire del mese di ottobre i ragazzi, armati di entusiasmo e buona volontà, rompono gli indugi e trainando a mano piccole carrette, sempre più sgangherate, iniziano ufficialmente la raccolta della legna nelle campagne circostanti. 
Per tutto il paese, subito, riecheggia il gradito e familiare stridìo delle ruote delle suddette carrette, nonché i canti ed i sollazzi dei ragazzi che le trainano con lo sguardo rivolto alle fascine, ivi accatastate, che sembrano destinate a cadere da un momento all’altro. Si tratta di scene, rumori, sensazioni  di casa a Gallo di questi tempi che introducono quella magica atmosfera festosa che si respira, puntualmente, ogni anno, nell’appropinquarsi della festa di San Nicola prima e del Santo Natale poi. 
Negli ultimi anni si è verificato un progressivo venir meno di quella continuità che di generazione in generazione ha traghettato la tradizione dei falò fino ai giorni nostri. In passato i bambini, sull’esempio e sotto la guida dei ragazzi, si approcciavano con gradualità alla raccolta della legna assicurando quel ricambio generazionale che è linfa vitale per usanze e tradizioni.
Oggi, fatte le dovute eccezioni, i ragazzi si sentono già grandi e, con tutte le cose da fare e gli interessi da coltivare, sembra quasi che non abbiano tempo da dedicare alla tradizionale raccolta della legna per la festa patronale. 
Alla luce di tutto ciò la domanda nasce spontanea: se i bambini sono troppo piccoli per fare da soli, se i ragazzi hanno tutt’altri interessi, come si può preservare una tradizione secolare dal concreto rischio di estinzione?
La risposta è nella testa e nel cuore dei più grandi che conservano intatto lo spirito ed integri i valori del loro essere stati ragazzi. Sono costoro, che, ergendosi a custodi e paladini della tradizione, ogniqualvolta ce ne sarà bisogno, dovranno indossare tute e scarpe dismessi per recarsi nelle campagne limitrofe in cerca di ceppi e fascine perché i focaroni  in onore di San Nicola possano continuare a bruciare.       
Ormai la tradizione del focarone nei pressi della Chiesa di San Nicola sembrava definitivamente seppellita nei cuori di pochi nostalgici ed, invece, da qualche anno, si sono riaccesi la voglia di fare e lo spirito di competizione in seno alla collettività per cui è stata riesumata riproponendosi  più forte e coinvolgente di prima.
Quest’evento imprevisto ed imprevedibile ha segnato il trionfo della tradizione perché la sana e stimolante rivalità di un tempo, che ne è derivata, ha finito per spazzare via quella staticità ed apatia che stavano per spegnere per sempre anche l’altro ed unico focarone rimasto in onore del santo patrono.

La Notte della Tammorra

La Notte della Tammorra è una festa popolare, un evento tra il sacro ed il profano, reso unico nel suo genere dai ritmi e dai canti di tradizione contadina, dalle folcloristiche paranze dei suonatori di tamburo, dalle coreografiche danze antiche, dai continui botti dei tric trac. L’evento si svolge a Comiziano, il 6 gennaio di ogni anno, dalle ore 20 circa fino alle prime luci dell’alba. Parte dalla piazza centrale del paese, piazza San Severino, per poi interessare tutte le principali strade comunali. L’essenza della festa risiede nella partecipazione attiva degli abitanti del luogo, che, al suono dei tamburi, spalancano le porte di casa offrendo cibo e vino ai tammurrianti. 
Prima di entrare, c’è un rituale da rispettare: la sfida del “maestro di festa” al padrone di casa a colpi di tamburo e tric trac. Le origini di questa tradizione si perdono nella notte dei tempi anche perchè  mancano fonti documentate in grado di datarla con precisione. Essa risalirebbe, vox populi, a fine XIX  secolo - inizio XX secolo, allorquando a Comiziano fu costruita la Chiesa di San Severino. Ciò non toglie, tuttavia, che l’evento possa avere origini ben più remote anche se leggendarie: con l’Epifania i morti - destatisi dal sonno il 2 novembre - tornavano nel sottosuolo sospinti dal suono dei tamburi. La Notte della Tammorra ha sempre visto come protagonisti tammurrianti paesani rischiando anche l’estinzione come attestato dalla presenza talvolta del piano bar. Perciò, negli ultimi anni, la direzione artistica dell’evento è stata affidata a Carlo Faiello, che ne ha fatto un concerto-spettacolo, mirabile sintesi di passato e presente.

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