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Santo Patrono

Il Patrono di Gallo: San Nicola

La vita di San Nicola si concretizza in una sequenza di episodi, fondamentali alla conoscenza della sua personalità, che però non si trasformano in una biografia, secondo l’accezione odierna.
Nicola nacque intorno al 260 a Patara, importante città della Licia, una regione a sud dell'Asia Minore (attuale Turchia). Della sua infanzia non si conoscono fatti attestati da fonti scritte. Secondo la tradizione il bambino Nicola succhiava il latte della madre, con la stessa frequenza di tutti gli altri bambini, tranne il mercoledì ed il venerdì perchè lo prendeva una volta sola. Alcuni scrittori affermano che Nicola restò orfano e che ereditò una notevole ricchezza.
Il giovane Nicola era molto attivo nella carità verso il prossimo, come si evince dall’episodio della dote alle fanciulle. Il contesto è quello di un padre che, spinto dalla povertà, faceva prostituire le figlie. Nicola decise di intervenire secondo gli insegnamenti del Vangelo: depose in un panno alcune monete d’oro e, di nascosto, lo gettò, attraverso la finestra, nella casa di quell’uomo.Tale gesto fu ripetuto anche per le altre due sorelle. Riconosciuto dall’uomo, Nicola gli fece giurare di non dirlo a nessuno.
Fu tanta e tale la santità di Nicola che, benchè privo di uno stato clericale o monastico, divenne Vescovo di Mira per ispirazione divina. Tanti altri episodi prodigiosi  lo videro protagonista in vita.
La carestia di Mira: durante la carestia attraccarono a Mira alcune navi provenienti da Alessandria. Egli salì su una di queste e fece scaricare parte del grano, assumendosi la responsabilità nei confronti degli esattori della capitale. In realtà, il suo gesto rimase senza conseguenza, perchè, giunte le navi a Costantinopoli, si constatò che la quantità sbarcata era la stessa di quella imbarcata ad Alessandria.
La difesa della fede al concilio di Nicea: vari scrittori hanno negato la presenza di Nicola a Nicea, diversamente da Schwartz, uno dei massimi esperti in materia, che ha ritenuto attendibile la lista di Teodoro il Lettore (515 circa d.c.), in cui Nicola di Mira figura al 151° posto. A quanto pare, Nicola non fu particolarmente attivo, visto che Atanasio mai lo cita. Di conseguenza non sembrano attendibili gli episodi del mattone e dello schiaffo ad Ario, ascritti al santo.
I Miresi salvati dalla decapitazione: ai tempi dell’imperatore Costantino scoppiarono delle rivolte in Frigia. Egli, dunque, inviò subito tre generali. Essi si comportarono in maniera oltraggiosa per cui ne scaturì una ribellione che coinvolse anche Mira. La scintilla era scoppiata nel mercato di Placoma, ad Andriake. Nicola riuscì a riportare l’ordine, ma subito dovette ritornare a Mira perché il governatore aveva condannato a morte 3 persone per l’insulto subito. Nicola, dopo aver strappato la spada alla guardia, la gettò lontano. Poi sciolse gli uomini dalle catene e li condusse in città, dicendo: Io sono pronto a morire al posto di questi innocenti.
Nicola salva i tre generali: essi rientrarono trionfalmente a Costantinopoli. Qui, però, furono accusati di tradimento e condannati a morte. Allora i tre generali implorarono l’aiuto di Nicola. Il santo apparve in sogno a Costantino il quale, al risveglio, ne dispose la liberazione.
Riduzione del tributo:  già colpita, qualche tempo prima, dalla carestia, Mira dovette fare i conti anche con un aumento delle tasse. I Miresi, allora, si rivolsero al loro vescovo il quale si recò a Costantinopoli. Alla pronuncia delle parole le cose sante ai santi, una fiamma uscì dalla sua bocca. Il mattino dopo, recatosi al palazzo, stava in attesa presso una finestra. Entrato l’imperatore, gettò il mantello su una sedia, ma esso, incontrato un raggio di sole che penetrava dalla finestra, vi restò sospeso. Intimorito l'imperatore domandò: Chi ha spinto il nostro santo padre Nicola ad accusare la nostra umile persona? Nicola denunciò l’aumento a diecimila denari delle tasse dei Miresi. L'imperatore, dunque, chiamò il suo notaio e chiese a Nicola: Quanto vuoi che io prenda di tributo, padre? Nicola gli rispose:Scrivi, cento denari. Costantino ordinò di scrivere come aveva detto il Santo, quindi, gli consegnò la carta della concessione.
Distruzione del tempio di Artemide: Nicola decise di chiudere il capitolo del paganesimo. Probabilmente egli non distrusse tutti i templi e le edicole pagane di Mira, ma volle colpire il cuore del paganesimo mirese distruggendo il tempio di Artemide, che era il più grande e il più bello della città.
Fino a tutto il X secolo nessuna fonte agiografica riporta l’anno della morte di Nicola. L’unico indizio è costituito dall’indicazione contenuta nel Sinassario della chiesa di Costantinopoli, secondo cui sarebbe morto in età avanzata. La data più attendibile nel medioevo era il 343, anche se non pochi scrittori indicarono anni diversi.
La data della morte di Nicola può ricondursi a due archi di tempo (325-334 e 341-365). Mentre per la datazione 334 non sorgono gravi difficoltà, per la datazione 343/345 è più difficile giustificare il silenzio su S. Nicola, ad esempio, di Atanasio o Girolamo che riportano gli avvenimenti anteriori al 335. Quando si oltrepassa il 335 gli elenchi di nomi cominciano ad abbondare e difficilmente Nicola sarebbe sfuggito all’attenzione degli storici e degli altri autori coevi e di poco posteriori. Naturalmente questa non è un’argomentazione tale da dimostrare che la morte sia avvenuta nell’anno 334, ma induce a ritenere quest’ultimo, come quello più probabile della morte del santo.
San Nicola è anche il santo patrono di Gallo. Ogni anno, la sera del 5 dicembre, in onore di San Nicola, vengono accesi due falò, i cosiddetti “focaroni”, che fanno da preludio alla processione per le strade del paese ed ai fuochi pirotecnici del 6 dicembre.  

Il Patrono di Comiziano: San Severino

Il Patrono di Comiziano: San Severino
San Severino nacque a Septempeda, l’odierna San Severino Marche (MC), da nobile famiglia cristiana alla fine del V secolo. Le poche notizie che si hanno di lui sono tratte dalla Sanctorum Severini et Victorini Vita, ripresa in un rifacimento tardivo che amplia ed arricchisce di episodi l’antico testo, già leggendario, a scapito della verità storica.
Composta nel VII-VIII secolo, la vita del Santo Vescovo manca di ogni riferimento cronologico. La tradizione pone il santo tra il 540 e il 545, indica nell’area attigua alla Pieve, al margine della zona archeologica, la sede dell’antica cattedrale,fa coincidere le date delle feste del Santo con l’8 gennaio, l’8 giugno,e il 30 novembre.
Il Lanzoni avanza l’ipotesi che il santo potesse essere identificato con il vescovo Severus, ricordato al Concilio di Sardica intorno al 342 ( IV sec.). Trattasi di ipotesi verosimile non solo perché il posto occupato da quel Severus potrebbe essere quello del vescovo di Septempeda, ma anche perché tra il IV e il V secolo nella Regio V esistevano almeno 15 diocesi.
Dalla Vita apprendiamo che Severino, insieme al fratello Vittorino, alla morte dei genitori, rinunciò ad un’esistenza facile ed agiata e si spogliò di tutti i suoi beni per darsi ad una vita di solitudine, di preghiera e di penitenza sul Monte Nero. Per la sua fama di santità, il clero e il popolo, morto il vescovo di Septempeda, lo elessero suo successore, e tale fu ordinato a Roma da Papa Vigilio. Morì un 8 gennaio mentre i Goti muovevano alla conquista del Piceno.
Sempre secondo la tradizione, con le prime invasioni barbariche, gli abitanti di Septempeda incominciarono ad abbandonare la città ed a rifugiarsi sulle alture vicine, stabilendosi definitivamente sulla vetta del Monte Nero. Le spoglie del Vescovo, eletto Santo, furono nascoste sotto un altare nella chiesa di Santa Maria della Pieve. Solo nel 590 furono portate al Monte Nero che era un luogo sacro (in cui il santo aveva vissuto vita eremitica), più sicuro e centro più abitato.
Qui fu costruita una chiesa in suo onore, l’attuale Duomo del Castello, e gli abitanti decisero di dedicare al Santo Vescovo il nome della città. La chiesa, costruita per concessione del vescovo Eudo nel 944, sarà poi ingrandita ed abbellita e solennemente consacrata l’8 giugno 1198. Le spoglie del santo, nuovamente, occultate nel 1197 per il timore di profanazioni, furono ancora una volta ritrovate il 15 maggio 1576 durante i lavori di ampliamento del presbiterio.
San Severino, vescovo di Septempeda, è il santo patrono di Comiziano. Si tramanda che il culto del Santo sia stato esportato da alcuni marchigiani esuli a Comiziano in seguito alla conquista del Regno di Napoli da parte di Carlo VIII. Non manca chi fa risalire l’origine del culto alla presenza  di un monastero di benedettini a Casamarciano. Tuttavia, se così fosse, il Santo venerato a Comiziano dovrebbe essere San Severino del Norico, un abate benedettino le cui spoglie riposano nel cenobio benedettino di Napoli.
Nel 1947 un pullmann partì da Comiziano alla volta delle Marche per prendere la reliquie del santo. Nel 1980, per la prima volta, il corpo di San Severino fu portato a Comiziano, esposto in chiesa e portato in processione per tutto il paese. Solenni festeggiamenti, in onore del santo patrono, si tengono l'8 gennaio ed agli inizi del mese di settembre, mentre la comunità comizianese, ogni anno, si reca in pellegrinaggio a San Severino Marche.    

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